Mafia Capitale, la relazione dell'ex prefetto: ''Marino sottovalutò la corruzione''

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Al termine della prima udienza i pm hanno depositato l'attesissima relazione dell'ex prefetto Pecoraro su Roma e la sua amministrazione. Una fotografia che racconta un comune fortemente infiltrato con un sindaco che avrebbe "sottovalutato la corruzione". E proprio attraverso questo strumento l'attività criminosa di Carminati e soci, sarebbe riuscita a costruire "il proprio percorso di condizionamento dell'istituzione deviandone gli atti di indirizzo politico". Per questo la commissione proponeva nel documento l'applicazione dell'articolo 143 del testo unico degli enti locali, ovvero lo scioglimento del consiglio comunale.

E anche Marino non sempre sarebbe riuscito a opporsi. I commissari sottolineano come l'ex sindaco parlando di Daniele Ozzimo, ex assessore ora ai domiciliari, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle mafie dice che "tutte le azioni (di Ozzimo, ndr) che ho potuto valutare erano non solo legali, ma all'insegna della più severa legalità". Scrivono i commissari: "Marino dimostra di avere commesso l'errore di sottovalutare la corruzione e non identificarla per quello che è: veicolo di contagio mafioso". Viene descritta anche la "parabola" di Marino agli occhi del sodalizio. Prima lo temono parlando di "sindaco ostile", e addirittura ne auspicano la caduta: "dovrebbero fallo casca". Poi cercano l'aggancio, "ce pigliamo le misure con Marino", e infine arrivano a una convivenza augurandosi che l'amministrazione possa proseguire fino alla scadenza naturale: "Se resta sindaco altri tre anni e mezzo col mio amico capogruppo ce mangiamo Roma".

Mafia Capitale, la relazione dell'ex prefetto: ''Marino sottovalutò la corruzione''

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