Angri tra gioia e commozione: «Un grande uomo»

Pubblicato il da Roberta Salzano

È una città in fermento quella che ha appreso ieri mattina la notizia della santificazione del beato Alfonso Maria Fusco, fondatore delle suore di San Giovanni Battista. Commossa la congregazione fondata nel 1878, impegnata a diffondere il suo messaggio nel mondo, e ora alle prese con l'organizzazione degli eventi, dopo il via libera dal Vaticano. «Don Alfonso non badava a sacrifici - hanno commentato dal convento - pur di garantire a bambini e adulti un'istruzione e una vita dignitosa». «Papa Francesco ha riconosciuto il miracolo compiuto del beato, adesso bisognerà aspettare il prossimo Concistoro per la proclamazione ufficiale - ha commentato monsigliro Enzo Lepoldo, parroco della collegiata di San Giovanni Battista - Nella nostra parrocchia è nato, è stato battezzato e ha celebrato la prima messa».

«A nome della comunità che rappresento esprimo la mia soddisfazione per il riconoscimento tributato da papa Francesco all'azione di un grande uomo - ha commentato il sindaco Cosimo Ferraioli - attento al sociale, che ha fatto della povertà il suo stile di vita». In un tempo in cui l'istruzione era privilegio di pochi, vietata ai poveri e alle donne, Don Alfonso non badava ai sacrifici pur di assicurare ai più piccoli una vita serena e una istruzione, e agli adulti un mestiere per vivere in maniera dignitosa. Volle che le suore cominciassero a studiare presto per insegnare ai ceti disagiati e in breve tempo si trasformò divenne di riferimento dei più deboli. Un progetto ambizioso, quello del beato Alfonso Maria Fusco, esportato in 16 nazioni e caratterizzato dall'assistenza alle fasce più deboli; anziani, non vedenti e ammalati. Lo testimonia l'attività svolta dai centri di formazione al lavoro, dalle scuole diurne e residenziali per l'educazione, la promozione e l'evangelizzazione della gioventù, dalle comunità preposte alla accoglienza e all'ascolto delle famiglie, e infine dalle strutture terapeutiche per tossicodipendenti, alcolizzati e malati di Aids attualmente attive in Italia, Polonia, Moldavia, Sud Africa, India e Madagascar.

Un impegno equiparabile in città al lavoro svolto da don Enrico Smaldone, che dedicò invece tutta la sua vita ai minori per i quali costruì «La città dei ragazzi» dove trascorrevano la giornata tra lavoro, studio, preghiera e attività ricreative; un luogo dove insegnare loro un mestiere e il senso del lavoro. Creò un gruppo scout, con un piccolo villaggio in piazza Trivio, vicino alla confraternita di Santa Caterina, ma dopo la sua morte nessuno riuscì a proseguire la sua opera e quell'idea di cittadella ribattezzata della carità si è arenata.

Fonte: Il Mattino di Salerno del 28 aprile 2016

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