D'Amaro, il miracolo di un sarto meridionale che fa fortuna al Nord: da operaio a sindaco di Villastellone

Pubblicato il da Roberta Salzano

Una vita al fianco di italiani e stranieri in difficoltà e lontani dalla propria terra. Storie di migranti che Michele D'Amaro, il sindaco-sarto, ha conosciuto e usato come spunto per scrivere il libro «La mia storia», presentato ieri sera nella casa del Cittadino ad Angri. L'iniziativa è del Centro iniziative culturali e dell'amministrazione comunale. Nel 1957 Michele ha chiuso la sartoria aperta in via Incoronati e si è trasferito a Villastellone nel torinese. «Il lavoro scarseggiava - ha raccontato a un folto pubblico - e le ex cotoniere meridionali avevano cominciato i primi licenziamenti. Così decisi di dare una svolta alla mia vita, trasferendomi in Piemonte dove trovai impiego come operaio metalmeccanico. Nei ritagli di tempo però continuavo a fare il sarto».

Iscritto al Partito comunista, Michele ha lavorato per diciannove anni nello stabilimento della Fiat dove ha cominciato le prime battaglie sindacali nelle fila della Cgil. Di quegli anni ricorda ancora il licenziamento subìto, per aver maltrattato un’impiegata. «Una circostanza completamente inventata - ha spiegato - che appena la comunicai ai colleghi del mio reparto scatenò uno sciopero di ventiquattro ore, fino al ritiro della lettera di licenziamento».

Poi nel 1975 l'impegno in politica: si candida e viene eletto consigliere comunale in una lista civica; immediata la nomina a vicesindaco, con delega ai Lavori pubblici. Incarico, che ha mantenuto fino al 1992 quando il consiglio comunale lo eleggerà sindaco per la prima volta, in seguito alle dimissioni per problemi di salute del primo cittadino in carica. Poi nel 1995 il mandato gli verrà confermato dai cittadini.

«Ho sempre lavorato anche quando facevo il sindaco e nel 1986 ho partecipato e vinto un bando del ministero della Difesa per impiegato civile», ha sottolineato D'Amaro. Torinese ormai d'azione, non ha mai tagliato i ponti col passato e con le sue radici. Ad Angri torna spesso per fare visita ai suoi otto fratelli; dei familiari solo un nipote ha deciso di continuare il suo lavoro e col padre porta avanti una sartoria in via da Procida mentre il figlio del sindaco-operaio è consulente alla Maserati.

Il Mattino di Salerno del 20 aprile 2017

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