Appalti Rete Ferroviaria tra Antimafia e clan dei Casalesi, ad Angri nessuna revoca

Pubblicato il da Roberta Salzano

Dopo l'interdittiva antimafia firmata dal prefetto Francesco Russo, sono finiti sotto la lente della magistratura tutti gli appalti ottenuti da Consorzio Research per conto di Rete Ferroviaria. Gli uffici hanno comunicato a tutte le prefetture d’Italia di procedere alla revoca. In Liguria, il governatore Giovanni Toti ha immediatamente revocato al Consorzio i lavori allo scolmatore del torrente BisagnoNella stessa direzione si è mosso anche il sindaco di BaronissiGianfranco Valiante, che ha disposto la revoca del contratto e la sospensione dei lavori per l'asilo nido di Antessano.
 
Ad Angri, invece, nulla è stato ancora fatto. Il gruppo si occupa per conto di Rfi degli interventi di realizzazione della galleria di collegamento tra via Nazionale e Corso Vittorio Emanuele, inaugurata dall'amministrazione Ferraioli a giugno del 2018. Lavori, che prevedevano inoltre la costruzione mai avvenuta di una passerella pedonale, in corrispondenza dell'ex passaggio a livello. La strada è stata inoltre attenzionata dal Provveditorato interregionale alle opere pubbliche di Napoli a causa di una serie di criticità, che riguardano le caratteristiche geometriche del tratto, troppo stretto in curva con rischi per la sicurezza di automobilisti e pedoni, e la segnaletica stradale (quella semaforica non funziona mentre quella verticale e orizzontale è errata). Sullo sfondo il rischio idraulico a causa dei ripetuti allagamenti, che interessano il sottopasso in caso di piogge e sono determinati dalla deviazione non corretta del tratto iniziale del canale San Tommaso
 
Due giorni fa gli appalti per i servizi della rete ferroviaria e della pavimentazione stradale sono finiti al centro di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, culminata nell’esecuzione di misure cautelari per 35 persone e decreti di sequestro preventivo di beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in circa 50 milioni di euro. Le misure (17 custodie in carcere, 17 arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) sono state eseguite dagli agenti della Dia di Napoli, dai militari del comando provinciale dei carabinieri di Caserta e del Nucleo investigativo centrale del Dap, su delega della Procura di Napoli. 
 
I provvedimenti cautelari, eseguiti nelle province di Napoli, Caserta, Roma, Bari e Lecco, sono stati emessi in due distinti procedimenti dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea nei confronti di persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di partecipazione al clan dei Casalesi (fazione capeggiata da Francesco Schiavone), estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione e riciclaggio con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Contestualmente, è stata eseguita dai carabinieri di Caserta un’altra misura cautelare, emessa in un separato procedimento, nei confronti di un avvocato e del responsabile di un’agenzia bancaria, poiché gravemente indiziati di aver rivelato a uno degli indagati l’esistenza delle indagini. Così Rfi ha sospeso in via cautelare i dipendenti coinvolti mentre altri quattro ex impiegati, raggiunti da provvedimenti restrittivi della Procura e già in passato oggetto di indagine, sono stati licenziati e non sono più in organico. 
 
 
 
 
In foto la galleria di collegamento tra via Nazionale e Corso Vittorio Emanuele

In foto la galleria di collegamento tra via Nazionale e Corso Vittorio Emanuele

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