Strage ad Ankara, bomba al corteo dei pacifisti: 128 morti

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"È l'episodio più doloroso della storia della Repubblica". Questo il commento del premier turco, Ahmet Davutoglu, sull'attacco che ha ucciso almeno 128 persone ad Ankara e ne ha ferite 508. "Nessuno ha rivendicato le esplosioni, ma Isis, Pkk e Dhkp-c (estrema sinistra, ndr) sono potenziali sospetti", ha detto il primo ministro. "È una nostra responsabilità comune quella di proteggere la nostra popolazione", ha aggiunto Davutoglu, sottolineando di guidare un governo ad interim che non è il governo dell'Akp. Il premier turco ha inoltre ringraziato per i messaggi di cordoglio e solidarietà giunti da tutto il mondo.

Parole a cui si aggiungono quelle del presidente turco. "Condanniamo con forza questo attacco che prende di mira l'unità. Siamo contro ogni forma di terrorismo", ha detto Recep Tayyip Erdogan dopo le due esplosioni che ad Ankara hanno fatto una strage a una manifestazione, per la pace contro l'escalation del conflitto con il Pkk curdo. I leader curdi hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale nel conflitto con la Turchia nel sud-est del Paese, a meno che il Pkk non venga attaccato. I ministri dell'interno Selami Altinok, della giustizia Kenan Ipek e della Salute Mehmet Muezzinoglu hanno cercato di recarsi sul luogo delle esplosioni. I tre sono stati però bloccati da una accesa contestazione da parte di centinaia di persone che si trovavano ancora nella piazza dove l'attentato ha avuto luogo. Dopo minuti di tensione, in base a quanto riportato dalla Cnn turca, Altinok, Ipek e Muezzinoglu hanno deciso di allontanarsi. Erdogan ha cancellato la visita in Turkmenistan dove avrebbe dovuto partecipare a un vertice con i capi di Stato di Turkmenistan e Azerbaijan.

Tra i primi interventi del governo c'è stato quello di imporre una censura ai media sulle immagini relative all'attacco. Il divieto si riferisce alla pubblicazione di immagini e video del momento dell'esplosione e di scene cruente "che possano creare un sentimento di panico" nella popolazione. Se i media non rispetteranno il divieto rischiano anche una "censura totale", compreso il blocco all'accesso per i siti web.

Strage ad Ankara, bomba al corteo dei pacifisti: 128 morti

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